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giovedì 14 giugno 2012

Lettere di condivisione tra medici


Cari Amici, per quanto mi riguarda la COMUNICAZIONE CON IL PAZIENTE la faccio io, quindi grazie alle mie capacità riesco a passare il mio paziente al Collega,il quale accetterà di essere depistato ad altro sanitario in quando gode della mia estrema fiducia, e del quale rispondo in prima persona.
Dirigere è sapere infondere fiducia e sicurezza in Noi(operatori),nella struttura,nelle prestazioni.
Il resto son balle.....
Se non volevo fosse cosi,sarei andato a lavorare a prestazione evitandomi costi di gestione che mi soffocano.
Cari DL ( datori di lavoro) non è possibile contare sulle capacità psicologiche e lavorative di altri (medici-igieniste-odontotecnici-ecc.)nel VOSTRO.Se siete capaci rimanete al centro ed dimostrate a chi collabora con voi,qualsiasi figura,chi siete e perchè potete essere il capo.
Diversamente i vari Vitaldent e similari son li che ci aspettano.
Ciao Marco Gnalducci
 
Bravo. Dr Lorenzini concordo pienamente su quanto sostieni e documenti. Qui. Non sitratta di paure ad opera di igieniste in cerca di spazi nuovi ma di una difesa etica della professione che una volta era medica ed ora passa via via di mano. Ma ci. Rendiamo conto noi vecchi laureati in med. Quanto ci hanno rotto I c. Sul ruolo dell'odontoiatra e I mansionari ( e quanto cisarebbe Da dire ancora) la cosa aberrante. E che I'll medico al giorno d'oggi Non puo fare terapia odontoiatica di nessun tipo.( Ex lege 471). Dalla notte dei tempi ippocrate in primis ispezionava I'll cavo orale oggi I neo medici sono caSsati e banditi dal fare cure stomatologiche. Mentre le igieniste Possono(potrebbero) fare anestesie! Gli odontoiatr rialzi di seno(mi chiedo le complicanze chi le cura). Ma un ghirurgo maxillo non puo fare una abl. Questo e I'll senso del fumo tra poco anche I medici abilitati saranno esclusi dalla terapia. "Igienica" in quanto di mansionario non pertinente. E questo un paradosso. A cui stiamo arrivando. Forse perche continuano a sfornare frotte di professionisti che non sisa piu dove piazzare. Senza nulla togliere al ruolo istituzionale delle igieniste. Peraltri io vedo riduuttivo. E svilente delegare per forza un odontoiatra al ruolo di igienista e basta benche. I'll sottoscritto non essendo professore all 'occorrenza passa anche lo straccio a terra. Ancora una volta povera italia e vada. Al diavologli americani. E/o le direttive CEE.
Marco bellina. Dentista generico milano


Carissimi tutti (con sottolineatura speciale ad Ivo Lorenzini),
   utilizzo la bellissima lettera di Ivo per enfatizzare (documentatamente, grazie ad Ivo) quanto avevo scritto ieri A TUTTI.
   Ci ricorda giustamente Ivo che (DM 15.03.1999 art. 1, comma 2
    2. L'igienista dentale:  
        a) svolge attività di educazione sanitaria dentale e partecipa a progetti di prevenzione primaria, 
nell'ambito del sistema sanitario pubblico).

   Pertanto, indipendentemente da quanto ha provocato questo nostro recente intenso scambio di opinioni ("anestesia sì o no?") l'occasione è propizia per ricordare (grazie ancora, Ivo !) QUALE SIA IL DOVERE PRIMARIO DELL'IGIENISTA.
   Ed è in quest'ottica che, avendo avuto diretta esperienza di cosa significava, da decenni, l'igienista negli USA, da sempre (1961-62 !) ho caldeggiato l'arrivo dell'igienista anche in Italia.
   Sarebbe veramente troppo lungo, ed anche pesantemente polemico, sottolineare come il dentista italiano, DA SEMPRE, non è MAI stato portato per mano in quel percorso, FONDAMENTALE, costituito dalla cultura in approfondite tecniche comunicazionali con il paziente.
    Questo in assoluto; nel corso, poi, dei miei ultracinquantennali anni di esperienza congressuale in odontoiatria, non ho MAI assistito ad un convegno nel quale il dentista discutesse in modo approfondito  (per ore, intendo dire) quali sono le "procedure operative" specifiche per catechizzare il paziente riguardo alla prevenzione.
   ATTENZIONE ! Questo è un punto-chiave, perchè molti si illudono che, per comunicare, basti una "naturale", "istintiva" propensione: sarebbe dunque la "spontaneità" quella che dovrebbe guidare il dentista a comunicare con il paziente.
   NULLA DI PIU' SBAGLIATO. Comunicare significa applicare tecniche (per lo più di competenza della psicologia comportamentista) che insegnano al dentista e, ovviamente, oggi, all'igienista, COME SI FA E QUANDO.
   Il QUANDO è l'ultima tessera del mosaico, perchè come il trapano o il bisturi sono gli STRUMENTI della CHIR-urgia, così lo strumento della comunicazione è il TEMPO.
   Ignorare questa verità significa ignorare il fondamento della comunicazione, che deve avere, quindi, MODI E TEMPI PROPRI, che sono difficilissimi da applicare da parte del dentista (o medico-dentista). A queste "prestazioni" lui non è nè preparato culturalmente (levarsi dalla testa la "spontaneità" !) nè facilitato economicamente. Questo perchè se comunicare vuol dire tempo (MOLTO tempo) questo tempo deve venire remunerato...e questo è molto difficile da inserire nel rapporto economico dentista-paziente.
   Per l'igienista questa è (DOVREBBE ESSERE ?) LA FUNZIONE PRIMARIA (vedi citazione legale di Ivo) ed è su questo punto che si deve basare il rapporto con il paziente: la didattica motivazionale, con tempo specifico, puntualmente REMUNERATO.
   Temo di avere abbastanza annoiato voi tutti, ma, a testimonianza di quanto dico e credo, vi riferisco soltanto che al CLID del S.Raffaele e al CLOPD di Genova io insegno (mi sforzo di insegnare...) proprio questo: COMUNICAZIONE E COMPORTAMENTO, CHE, quali elementi integranti  (non certo sostitutivi !) si affiancano alle capacità tecniche, sostanzialmente CHIR- urgiche del dentista e dell'igienista.
   Particolare onore, come ben potete capire, mi ha fatto la recente accettazione ("sponsor" Enrico Gherlone) delle mie "RACCOMANDAZIONI PER LA COMUNICAZIONE IN ODONTOIATRIA"  che ha fatto la Commissione Nazionale referente al Ministero della Salute.
   Questo perchè è ormai dato per scontato che "Comunicare è curare"... senza possibilità di scetticismi o defezioni.
   Grazie per chi mi ha letto fino in fondo
   Carlo Guastamacchia detto Tamà






 
 

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